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L’attuale
chiesa, dedicata a Santa Maria Maddalena, è frutto di varie
ricostruzioni, ma conserva ancora intatta la testimonianza della sua prima
fase costruttiva nel campanile, risalente alla prima metà del XV secolo,
fatto erigere da papa Martino V (Oddone Colonna). Esso è alto 17 metri, a
pianta quadrata, con tre ordini di finestre, bifore nel primo e nel
secondo e monofore nel livello terminale, dove sono collocate le campane.
La copertura del campanile è schiacciata e coperta con coppi. La torre
campanaria risulta di diverso orientamento rispetto alla chiesa e ciò fa
presumere l’esistenza di una costruzione diversamente orientata rispetto
a quella attuale.
L’elemento
dominante della chiesa è l’imponente cupola definita dal Bossi come
“l’elemento più bello e caratteristico” dell’edificio. E’ una
costruzione rotonda,
a doppia calotta, traforata da un
elegante loggiato costituito da sette arcate il quale lascia un
passaggio di circa un metro. Dall’arcata centrale, nel lato posteriore
della chiesa, sporge un
balcone a guisa di tabernacolo, costituito da due colonne corinzie
che sorreggono una trabeazione. Le altre arcate si adornano di una trifora
ad omega, del motivo della cosiddetta serliana, costituita da due colonne
intermedie (corinzie e doriche) che portano gli architravi
terminanti in alto le aperture laterali e l’arco dell’apertura
mediana e concentrica agli archi è tutta una serie di fori rotondi che
formano una corona.
La
parte inferiore della trifora è occupata da un davanzale a balaustra che
corrisponde ai piedistalli delle colonne
e che appoggia su di un robusto cordone di pietra. In alto il
loggiato termina con una forte cornice
a mensole. Il materiale utilizzato per la costruzione fu la pietra
calcarea locale tranne per le colonne corinzie che sono in travertino.
La
chiesa è stata studiata dal Giovannoni e dal Bossi intorno agli anni
’20 e di recente dal Bruschi e dal Rita: tutti sono concordi nel
ritenere la cupola come uno degli esempi più pregevoli
dell’architettura romana del XVI secolo e nell’ipotizzare una diretta
aspirazione allo stile di Donato Bramante.
Nel
1520 la Chiesa venne completamente ricostruita da Giuliano Capranica, come
viene attestato dalla monumentale iscrizione sul fregio della cornice
d’imposta della volta e da una scritta
che era segnata all’interno della cupola nel sec. XVIII e che è
stata nuovamente dipinta entro una targa.
L’interno
della chiesa di Santa Maria Maddalena si presenta oggi secondo la
ristrutturazione della prima metà del Settecento, quando i signori del
paese erano i Barberini: l’unica navata cinquecentesca era coperta dal
soffitto che ne nascondeva la travatura, ma fu innalzata e ad essa fu
sovrapposta da una volta a botte, decorata, nel 1751, con l’affresco
della Gloria di S. Maria Maddalena, dai
pittori romani Vincenzo Stringelli e Carlo Anellini; vennero chiuse
le quattordici cappelle, ricordate in un documento del 1575 (Bossi),
distribuite sette per lato, di cui due occupate da altari e una terza
occupata dal fonte battesimale, chiusa da un cancello in ferro. Sul fondo
curvilineo di questa nicchia è visibile l’affresco raffigurante S.
Giovanni Battista, purtroppo tagliato in seguito alla muratura delle
cappelle.
Rimase
inalterata la pianta quadrata con nicchie semicircolari della zona
presbiterale, sulla quale s’innalza la cupola. La ricca decorazione in
stucco della parte centrale delle pareti del presbiterio appartiene alla
fase di abbellimento della chiesa, ricordata dall’iscrizione sul fregio
del cornicione interno,
posta sull’arco trionfale, realizzata nel 1750, in occasione del
giubileo e rivela una commissione di motivi ornamentali, modellati in
stucco, quali: valve di conchiglia, foglie d’acanto, cherubini, tralci
con terminazioni a rosette, ghirlande di alloro. Motivi che si ripetono
per tutto l’interno della chiesa
ad eccezione della ghirlanda di fiori e frutta eseguita con cura
per i particolari naturalistici e con delicatezza nel modellare le foglie
ed i petali. Ai
lati della porta d’ingresso, ci sono due acquasantiere a forma d valva
di conchiglia risalenti al
sec. XVI.
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L’attuale
facciata della chiesa, con il profilo a capanna, è semplice e
caratterizzata da tre finestre tamponate. Nel settecento, a causa della
forte umidità, fu addossato alla facciata un muro completamente staccato
con in basso un piccolo protiro in tufo dal quale si accede alla
chiesa; al suo interno si può ammirare il portale in pietra
cinquecentesco.
Sopra
la porta d’ingresso viene ancora conservato lo stemma della famiglia
Capranica.
Tra
il 1868 e il 1869 la chiesa subisce un'ulteriore trasformazione con la
realizzazione di un nuovo ambiente laterale, che comportò l’apertura e
la demolizione di due altari sul fianco ovest della navata centrale. La
nuova navata laterale, corredata di due altari e di Sacrestia, conserva
il leone reggistemma, scultura in marmo bianco, utilizzato come
acquasantiera, attribuito a Michelangelo Buonarroti.
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